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    August 07

    Quassù sulle montagne...

    Scrivendo questo post ho avuto come l'impressione che sia un po' palloso, oltre che troppo lungo come al solito, però era necessario... e in questo modo mi sono giocata anche quei pochi lettori che potevano esserci, lo so. c'est la vie..
     
    Una vacanza mancata, un ripiego in montagna coi genitori, un po' di noia e siamo arrivati alla decisione di fare una ferrata, io e mio padre ( cosa non molto rassicurante): dopo breve incertezza, siamo partiti alla volta del monte Cristallo.
    L'avventura è cominciata dagli impianti che c dovevano portare in cima: l'uovo che dovevamo prendere poteva contenere una persona grassa o due magre (insomma era decisamente stretto) e andava preso al volo, con una corsetta e saltino finale..mio padre ovviamente ci si è mezzo accoppato, ma non ha capito manco lui come. cmq, arriviamo in cima e indossiamo la nostra attrezzatura professional (un cordino arancione che attirava le vespe e un moschettone a testa...sistemati con nodi un po' approsimativi.sempre per parlare di cose rassicuranti). Si parte: l'inizio non è troppo soft (o forse si, visto il seguito): scaletta di ferro attaccata verticalmente alla roccia con lo strapiombo da un lato. Si continua allegramente: camminata sulla cima sempre abbastanza assicurati e discesette varie intrammezzate da passaggi su ponti tibetani o assi sospese sul vuoto. Fin qui tutto a posto, anzi bello, bellissimo. Poi: le discesette diventano sempre più ripide fino a diventare vere e proprie pareti di roccia verticali...non troppo lunghe, ma tutto si complica se si pensa che cadendo..si continuerà a cadere fino a sfracellarsi su qualche ghiaione. Pian piano le parti più rilassanti diventano dei sentierini esposti e sdrucciolevoli, preferibilmente senza la ferrata cui agganciarsi e la strada si snoda lunga e faticosa con passaggi sempre più complicati attaccati alla roccia o scavalcando burroni. Il paesaggio comincia ad uniformarsi: terra brulla, sassosa, gli scarponi slittano, spesso il sentiero è solo un punto rosso su una roccia che ti idica la direzione. Una curva, dopo sarà finito...e invece no, eccolo lì il sentiero sempre uguale, che si snoda lungo il fianco della montagna ancora per un tratto infinito: le ferrate sono sempre meno e mancano in molti tratti difficili, che ti colgono di sorpresa lungo lo stancante sentiero. Pausa pranzo di una mezz'ora in un rifugio abbandonato, con brandine sfondate e arruginite (sembrano quasi risalire alla guerra) e qualche sedia traballante: ovviamente anche per arrivare a questo prezioso segno di civiltà bisogna un po' arrampicarsi, ma per una pausa ne vale la pena. Si riparte. Il sentiero sempre uguale mi fa pensare che non avrò la forza per arrivare fino in fondo e dovremo chiamare l'elicottero. Si ok, in effetti era fortemente improbabile che un elicottero si scomodasse per me, ma non potevo certo sperare che venissero a prenderci in macchina! ci si adatta.. finalmente si cambia: cominciamo a scendere e il nostro sentiero si snoda per un ghiaione...sempre più ripido e scivoloso. A questo punto nella mia ricerca di sopravvivere passo dal muovermi a rallentatore di prima, a scendere direttamente di sedere, o quasi. Mio padre tranquillo come al solito se ne va saltellando e scivolando, e fermandosi un paio di volte per miracolo sull'orlo del nulla, mentre io già me lo vedo spiaccicato da qualche parte. Di tanto in tanto incontriamo altre forme di vita umane, per lo più tedeschi o cmq stranieri, che ci superano con facce fresche e sorridenti. Un bivio: scopriamo che la nostra meta sarebbe a 4 ore di distanza, mentre se tornassimo al punto di partenza ce ne metteremmo 2..dopo un po' d'incertezza, e considerato che sono già le 5 (avevamo cominciato il percorso alle 11) optiamo per la seconda via, e la discesa continua un po' più facile e soprattutto rallegrata dalla prima erba che fa la sua comparsa tra le rocce: da questo punto tutto diventa più semplice: incontriamo un ultimo tratto ferrato, poi si cammina: ghiaione, qualche albero, altro ghiaione, bosco, strada..sentiero sotto la seggiovia, da cui finalmente intravvediamo la meta.. tutto si conclude con un prato in lieve pendenza dove pascolano pacifiche alcune mucche, e una macchina pronta all'arrivo per riportarci a casa.